Archeologia

Il territorio di Muravera è ricco di testimonianze storico-archeologiche ma solo alcune di esse sono realmente accessibili; visitarle permette di vivere interessanti esperienze alla ricerca della storia di questa zona che è stata abitata sin dalla più antica età preistorica, prima della cosiddetta “Civiltà Nuragica”.

Troviamo ancora  le domus de janas, tombe scavate nella roccia simili alle abitazioni dei vivi, edificate vicino ai menhir e ai dolmen, isolate o riunite insieme in una necropoli, la cui struttura semplice o complessa variava nelle dimensioni. L’origine etimologica del nome indicava le “case delle fate o delle streghe”, infatti le janas, secondo la legenda, sono delle piccole fate, a volte buone altre cattive e dispettose, che vivevano in piccoli buchi scavati nelle rocce (le cosiddette domus de janas) e uscivano solo di notte per non rovinarsi la pelle candida con i raggi di sole. La leggenda  dice che erano abili tessitrici e che custodivano all’interno delle grotte tesori nascosti. In verità le domus sarebbero delle strutture funerarie costituite tra il IV e il III millennio a.C. da popolazioni che sopraggiunsero in Sardegna attraversando i mari, pacifiche, probabilmente votate ad un culto del sole, del toro e della luna (culti diffusi in tutto il mediterraneo), che pare abbiano trasmesso agli antichi sardi.

Nel III millennio a.C. la Sardegna e il nostro territorio risentono della corrente megalitica del Nord Europa, di cui oggi si possono ancora visitare i complessi di menhir,quasi completamente intatti, rappresentati da lastre di granito infisse nel terreno secondo moduli complessi. La loro costruzione è da ricollegare a finalità religiose pertinenti il culto solare, erano luoghi sacri per le tribù nuragiche per le quali rappresentavano sia la divinità maschile che la fertilità nel culto della loro religione.

Di notevole interesse archeologico inoltre risultano essere i menhirs, o pedras fittas, come più comunemente vengono nominati in Sardegna. Si tratterebbe di pietre megalitiche, infisse nel terreno. Ne esistono di completamente lisce, che riprendono chiaramente un simbolismo fallico, altre invece riporterebbero il segno della fertilità femminile, le mammelle, andando a rappresentare la divinità femminile, la Dea Madre. Probabilmente costruiti intorno al 3300-2500 a.C, vennero adorati a lungo.

Vicino ai complessi di menhir possiamo trovare, ben conservati i resti dei nuraghi, strutture misteriose della preistoria, aventi funzioni militari, funerarie o abitative. Visitarli non è solo un’esperienza culturale ma una vera e propria avventura naturalistica, perché questi siti archeologici si trovano spesso sulla sommità delle montagne, nascosti dalla tipica vegetazione mediterranea che fa loro da scrigno, e per raggiungerli occorre spesso percorrere meravigliosi sentieri che permettono di apprezzare le numerose specie floristiche del territorio.

Frequente accanto ai nuraghi è la presenza di tombe, individuali o collettive, costruite in muratura e formate da una cella, un corridoio e un ingresso, con funzioni di area cerimoniale. Resti dell’età punica sono visibili nell’unico esemplare rimasto rappresentato dalla Fortezza di “Baccu di Monte Nai” risalente al V sec. A.C. L’opera di colonizzazione da parte dei romani, avvenuta nel Isecolo a.C, è presente nei resti di vari villaggi. Gli insediamenti, in quest’epoca, furono costruiti lungo le coste, buon punto d’approdo per le navi, o vicino ai complessi megalitici considerati luoghi con un particolare richiamo mistico.

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